In questo breve articolo affronteremo il tema della formazione, argomento molto attuale al giorno d’oggi, che ha subito importanti cambiamenti metodologici dovuti all’innovazione tecnologica, ma soprattutto negli ultimi due anni a causa dell’emergenza che stiamo ancora vivendo. Partiamo dalla domanda che in molti si pongono: cosa vuol dire fare formazione? Potrebbe sembrare a prima impatto una domanda banale, ma in realtà la risposta rimanda a diversi concetti derivanti da differenti teorie, che a loro volta descrivono processi psicologici con cui noi abbiamo a che fare in ogni momento della nostra esistenza. Lucio Gallotti, formatore e psicologo del lavoro, ha affermato che “la formazione è un percorso, il cui obiettivo è l’apprendimento”. In altre parole, è una strada da percorre sotto la guida di un professionista esperto del settore la cui meta è l’acquisizione di nuove conoscenze e/o abilità. In uno scritto precedente avevamo già parlato di apprendimento partendo dalla definizione proposta dallo psicologo Ernest Hilgard (1971), come un processo intellettivo attraverso cui l’individuo acquisisce conoscenze sul mondo che, successivamente, utilizza per strutturare e orientare il proprio comportamento in modo duraturo. L’apprendimento può essere il risultato di processi spontanei, come avviene nei bambini, ad esempio con il linguaggio, o può essere indotto e guidato mediante un intervento esterno di insegnamento, ovvero un percorso di formazione. 

Vorrei per prima cosa parlarvi in breve della teoria dell’apprendimento esperienziale di David Kolb fondamentale per l’insegnamento. Con il termine apprendimento esperienziale si fa riferimento a due processi tra loro contrastanti: da una parte si parla di un percorso di acquisizione di nuove conoscenze garantito da agenti esterni (istituzioni, professionisti, enti): “esperienza diretta con i fenomeni studiati piuttosto che semplicemente la riflessione sull’esperienza, o soltanto la considerazione della possibilità di fare qualcosa circa essa” (Borzak, 1981). D’altra parte, invece, molto più semplicemente l’apprendimento avviene in maniera spontanea, ovvero viene raggiunto tramite la riflessione che ognuno di noi fa sull’esperienza di tutti i giorni: “la formazione che avviene come partecipazione diretta agli eventi della vita” (Houle, 1980). Kolb, insieme a Roger Fry, hanno identificato un modello ciclico di apprendimento esperienzale formato da 4 stadi: esperienza concreta (vissuto emotivo), l’osservazione riflessiva, la concettualizzazione astratta (il pensiero) e la sperimentazione attiva (l’azione). Secondo gli esperti l’apprendimento non inizia sempre nello stesso punto, ma può partire da uno stadio diverso ogni volta; molto spesso questo processo parte con una persona che mette in atto un’azione, la quale porta a delle conseguenze. Il passo successivo sarà analizzare quel caso particolare in modo da poter successivamente prevedere una determinata situazione avvenuta nelle medesime circostanze. In altre parole, un individuo che apprende con questa modalità acquisisce delle regole pratiche o generalizzazioni che lo rendono in grado di prevedere, di capire cosa fare in differenti situazioni. 

Non vi sembra che abbiamo parlato di formazione in queste ultime righe? In realtà se pensiamo al ruolo principale del formatore, ovvero quello di cercare di mantenere forti i legami tra teoria e pratica, si può facilmente notare che il modello di Kolb è strettamente legato alla formazione: per prima cosa, perché questa si identifica come un processo di apprendimento basato sull’esperienza. Inoltre il formatore a sua volta ha appreso dall’esperienza determinati concetti e costrutti teorici che gli permettono di comprendere le caratteristiche di specifiche situazioni per poi trasmetterle agli altri. Esistono diversi tipi di formazione che molto spesso dipendono dai differenti ambiti: la formazione nelle aziende rivolta ai dipendenti, manager o dirigenti, oppure ai professionisti, la formazione nella scuola per gli studenti, genitori, insegnanti e dirigenti scolastici, la formazione in ambito sportivo rivolta ad atleti, genitori, staff tecnico e dirigenti sportivi e la formazione comportamentale rivolta molto spesso alla sfera personale. Anche se la metodologia cambia a seconda del target e dell’ambito di applicazione, l’obiettivo rimane sempre l’apprendimento e molto spesso i temi si equivalgono; se prendiamo, ad esempio, il tema della comunicazione è importante tanto nella scuola quanto nello sport e nel lavoro, così come la gestione delle emozioni. 

Ciò che si sta verificando al giorno d’oggi è un radicale cambiamento delle modalità di fare formazione e degli strumenti utilizzati. Perché queste trasformazioni? Da una parte la continua e veloce innovazione tecnologica e dall’altra il vissuto degli ultimi due anni, che insieme hanno portato ad esigenze diverse e ogni volta più complesse e allo stesso tempo pressioni e richieste sempre maggiori. Tutto ciò comporta la necessità di una formazione continua in tutti gli ambiti della nostra vita (lavoro, sport, scuola, sfera personale). Infatti, di recente si sono aperte diverse possibilità di integrare la formazione in aula con quella online: una modalità innovativa, dinamica e flessibile a cui solo pochissime persone era abituata se ci riferiamo a 4-5 anni fa. Oggi, invece, è diventato quasi la normalità e l’obiettivo è proprio quello di utilizzare sempre di più queste nuove modalità chiamata e-learning. I vantaggi di fare formazione online sono molteplici: innanzitutto si possono creare delle lezioni, corsi interattivi utilizzando differenti canali di comunicazione (video, audio). Inoltre l’online dà la possibilità di raggiungere un numero elevato di persone poiché gli eventi, la didattica, le riunioni possono essere seguite da qualsiasi parte del mondo comodamente da casa senza doversi spostare. In questo modo si abbattono di gran lunga i costi sia per chi frequenta e soprattutto per gli organizzatori. L’aspetto su cui mi vorrei focalizzare sono le nuove frontiere che si stanno sviluppano negli anni più recenti: la formazione tramite realtà virtuale. Essa si è rivelata un ottimo mezzo per favorire l’apprendimento grazie alla sua ottima capacità di adattabilità, poiché è in grado di riprodurre qualsiasi tipo di ambiente virtuale, consentendo un approccio dinamico alle problematiche reali. I primi studi psicologici e realtà virtuale risalgono ai primi anni ’90, grazie ai quali si inizia a diventare consapevoli delle enormi potenzialità che questa tecnologia potesse offrire in ambito della psicologia clinica. Infatti, è stato notato che l’utilizzo di ambienti virtuali riprodotti in maniera fedele alla realtà, permettono al soggetto in trattamento di vivere un’esperienza più chiara rispetto a quanto sarebbe possibile attraverso la sua capacità immaginativa (Vincelli, Riva e Molinari, 1998). Alcuni esempi di applicazioni in psicologia fanno riferimento all’ambito clinico, nello specifico la cura delle fobie, il disturbo post-traumatico da stress. Oltre a queste la realtà virtuale, più di recente, sempre essere un ottimo mezzo di potenziamento dell’apprendimento: sono sempre più diffuse le simulazioni in ambito militare, le simulazioni di specifiche   situazioni di gioco per gli sportivi di alto livello, le simulazioni in ambito aziendale soprattutto per migliorare determinate abilità specifiche (comunicazione, gestione delle emozioni, gestione del conflitto). Questa nuove modalità di fare formazione sono risultate molto più economiche rispetto all’allenamento tradizionale sul campo, i compiti sono ripetibili, il monitoraggio è costante e svolto in condizioni di totale sicurezza (Smith e Stell, 2001). 

Vrainers vuole muoversi proprio verso questa direzione. L’obiettivo principale del team è quello di integrare la formazione tradizionale organizzata da professionisti con prodotti della realtà virtuale. In questo modo si cerca di offrire esperienze di apprendimento sempre più concrete, stimolanti e coinvolgenti, riducendo i tempi di acquisizione delle conoscenze e potenziando l’efficacia degli interventi.

L’aspetto che ci preme evidenziare è che per noi di Vrainers fare formazione significa puntare alla coltivazione e al cambiamento di sé stessi e allo sviluppo del potenziale delle persone. Questo a mio avviso significa fare formazione. 

Bibliografia e Sitografia:

Botella C, Riva G, Gaggioli A, et al. The present and future of positive technologies. CyberPsychology, Behavior, and So- cial Networking 2012; 1:78–84 

Anolli, L. (2011). La sfida della mente muticulturale. Raffaello cortina editore. 

Pirri, P. (2017). La arti della formazione. Progettare e realizzare interventi formativi di successo. EPC editore, Roma.

Kelly C 1997. David Kolb, the theory of experiential learning and ESL. The Internet TESL Journal, 3(9).

Goldstein, IL. (1980). Training in work organizations. Annual Review of Psychology, 31, 229-272.. 

C. J. Bonk, Online Teaching in an Online World (Bloomington, Ind.: CourseShare, 2001).

Autore articolo: 

Francesco Palazzo

Laureato in scienze e tecniche psicologiche presso l’Università degli studi L’Aquila. Specializzato in Psicologia del Benessere: empowerment, riabilitazione e tecnologie positive, presso L’Università Cattolica del Sacro Cuore sede di Milano. Master in Psicologia dello sport. Specializzato sull’utilizzo delle Tecnologie Positive applicato ai diversi ambiti psicologici, conducendo uno studio sperimentale sul potenziamento cognitivo e del gesto tecnico-motorio su giovani tennisti agonisti tramite un training integrato di allenamento mentale e realtà virtuale

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