All’interno dell’articolo parleremo di:

Che cos’è lo stress

Fare formazione si riferisce ad un percorso di apprendimento, un’opportuna di cambiare e migliorare sé stessi. A questo proposito, una strada potrebbe essere quella di ottimizzare la propria abilità di gestire le difficoltà che la vita ci pone. Molto spesso queste ultime sono la causa di quello che in psicofisiologia viene chiamato stress, ovvero la normale risposta dell’individuo alla pressione esercitata dall’ambiente (esterno e interno, fisico e psichico). Strettamente legato a questo, c’è un modo di agire che può essere appreso e ottimizzato attraverso percorsi di formazione identificato con il termine resilienza: la capacità dell’individuo di fronteggiare gli eventi traumatici e riorganizzare la propria vita positivamente. 

È importante evidenziare che la risposta dell’organismo dipende da come vengono percepiti questi stressors (reale pericolo), oppure da aspettative di minaccia che creano ansia (percezione del pericolo). A tale proposito è bene fare una distinzione: lo stress non è sempre negativo, anzi si parla di eustress e distress.

Nel primo caso, è una risposta di adattamento a condizioni o eventi ambientali, che può appunto salvare la vita all’individuo di fronte ad un reale pericolo; nel secondo caso, si presenta una condizione di squilibrio (reale o percepita) tra lo stressor e le capacità di farvi fronte. In quest’ultima situazione, generalmente, la minaccia è di un’entità tale da provocare uno shock emotivo e può portare a problematiche non indifferenti come il disturbo post-traumatico da stress e altre situazioni disagianti per l’individuo legate allo stress (disturbi da stress).

Un atteggiamento strettamente legato a questo tipo di situazioni di difficoltà, che permette all’individuo di ritrovare il suo equilibrio, è quello resiliente. Gli studi sulla resilienza sono nati dall’osservazione di un certo numero di bambini i quali, nonostante fossero esposti a diversi fattori di rischio e di conseguenza l’alta probabilità di successive problematiche psicosociali, in età adulta riuscivano comunque a stringere relazioni stabili, impegnarsi nel mondo del lavoro e verso il prossimo, dunque svolgere una vita appagante nonostante il loro passato tortuoso.

In psicologia resilienza indica “la capacità di un individuo di resistere agli urti della vita senza spezzarsi o incrinarsi, mantenendo e potenziando inoltre le proprie risorse sul piano personale e sociale” (Oliverio Ferraris, 2003). Quindi si potrebbe dire che la resilienza pone l’individuo nella posizione di crescere e sviluppare il suo potenziale in maniera efficace anche in presenza di fattori di rischio, gli stressors di cui parlavamo in precedenza. Attenzione a non credere, però, che la resilienza sia “un’arma” infallibile e onnipresente, perché anche le persone resilienti possono avere difficoltà a superare i traumi e altri fattori di rischio della vita. Stress e resilienza sono due concetti in stretto contatto tra loro. 

La prima cosa su cui vorrei poneste l’attenzione è sul come creare degli interventi che favoriscano la resilienza e la gestione dello stress: intendo che è bene non focalizzarsi soltanto sul problema specifico, ma considerare sempre i bisogni, le risorse della persona o del gruppo su cui si va ad agire, il contesto in cui ci si trova ad operare. Infatti, proprio per questo motivo, gli approcci più efficaci sono quelli che pongono al centro del percorso l’individuo, partendo proprio dalle sue risorse con l’obiettivo di potenziarle e acquisirne di nuove.

L’esperienza è il motore della formazione in quest’ambito, poiché si dà la possibilità alle persone di mettersi in gioco, di esperire le proprie emozioni a contatto con gli altri attraverso attività specifiche. Il passo successivo sarà quello di un confronto su ciò che è successo, sulle risorse utilizzate. Una riflessione che contribuisce a diventare consapevoli di ciò che succede e che si è in grado di fare, con l’obiettivo di aumentare la fiducia in sé stessi strettamente collegata con la resilienza. 

Come gestire lo stress

In quest’ambito risultano efficaci anche le principali tecniche di mental training (pensiero positivo, self-talk, rilassamento, imagery) volte a creare dei percorsi individualizzati. A mio avviso, questo percorso personalizzato può essere costruito e applicato anche in ambito lavorativo e nella vita quotidiana; sì perché soprattutto nella società di oggi in cui l’innovazione corre e le pressioni sono sempre maggiori, si parla spesso di prestazione e vengono richiesti livelli sempre più elevati di performance. Inoltre, se pensiamo al periodo d’emergenza che stiamo vivendo, le cose sono cambiate e di conseguenza anche il nostro modo di vivere.

Oggi questi percorsi di formazione in ambito dello stress hanno subito dei cambiamenti e si sono dovuti progettare training sempre più in modalità online. La difficoltà maggiore in questo caso è quella di non riuscire a garantire la partecipazione attiva della persona: a supporto di questo problema ci è venuta in aiuto la tecnologia, in particolare la realtà virtuale. Essa ci permette di creare dei percorsi di potenziamento delle risorse individuali (autostima, gestione delle emozioni), percorsi di riabilitazione, garantendo un alto grado di interattività, di sperimentazione attiva, grazie all’utilizzo di visori e software all’avanguardia. 

La realtà virtuale è stata utilizzata, ad esempio, per il trattamento del disturbo post-traumatico da stress, soprattutto nel contesto militare. Il principio guida di questo trattamento sembra essere la re-introduzione graduale alle esperienze innescanti il trauma (Paulson e Krippner, 2007). La “riabilitazione virtuale” aumenta fortemente il divertimento, il coinvolgimento e la motivazione del paziente (Morganti, 2004), possedendo i caratteri dell’intensità e ripetitività tipici dei protocolli tradizionali, con la caratteristica di essere “task oriented”. Un esempio molto recente è l’app Cerebrum, che consente all’utente di immergersi in situazioni esperienziali che simulano la realtà quotidiana, utili a lavorare su risorse e difficoltà degli utenti. 

Dunque, quali sono i reali vantaggi della realtà virtuale in questo campo? I vantaggi sono generalizzabili anche in altri ambiti della psicologia e si possono riassumere con questi concetti: trasferibilità dell’apprendimento, ambiente controllato, misurazione obiettiva del comportamento, visualizzazione, trattamento personalizzato. L’aspetto fondamentale è che tutti i fattori che intervengono nell’interazione con le nuove tecnologie possono essere controllati e manipolati, garantendo la riproducibilità delle prove (Tarr e Warren, 2002). 

Vorrei concludere il capitolo affermando che la realtà virtuale è un importante mezzo di prevenzione e d’apprendimento, che permette di vivere un’esperienza in maniera diretta, di “immergersi” nella situazione concreta, simulata virtualmente. Il contenuto di quest’interfaccia multisensoriale (coinvolge la vista, l’udito ma anche il movimento) permette ai partecipanti di vivere esperienze individualizzate ed emotivamente coinvolgenti, in un contesto controllato, imparando da esse e riportandole nell’ambiente reale (trasferibilità dell’apprendimento).

Questo è ciò che vogliamo offrire con Vrainers. Aiutare i professionisti e aziende da utilizzare le nuove tecnologie per migliorare ed esercitare la gestione dello stress.

Bibliografia

Bertetti, B., 2008. Oltre il maltrattamento: La resilienza come capacità di superare il trauma.Milano: Franco Angeli. 

Cyrulnik, B., & Malaguti, E., 2005. Costruire la resilienza: La riorganizzazione positiva della vita e la creazione di legami significativi.Trento: Erikson. 

Dohrenwend, B. S., 1978. Social stress and community psychology. American Journal of Community Psychology, 6, 1-14.    

Flach, F. F., 1988. Resilience: Discovering a new strength at times of stress.New York: Ballantine. 

Goncalves R, Pedrozo AL, Coutinho ES, Figueira I, Ventura P., 2012. Efficacy of virtual reality exposure therapy in the treatment of PTSD: a systematic review. PLoS One 7(12):e48469. 

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Stress

Le macchine sono davvero più intelligenti degli esseri umani? Quali sono le capacità propriamente umane su cui dovremmo concentrarci?

L’obiettivo primario è comprendere i vantaggi e gli svantaggi della realtà virtuale e aumentata e alle differenze tra intelligenza umana e intelligenza artificiale. Passando poi ad una riflessione: creatività, l’empatia e l’immaginazione possono essere riprodotti o replicati da un’intelligenza artificiale?

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