All’interno dell’articolo parleremo di:

Saper parlare in pubblico non è un’abilità innata e la si può allenare e ottimizzare con diversi esercizi. Questa capacità comprende una buona gestione delle emozioni, riuscire a creare buone relazioni con gli altri attraverso una comunicazione efficace sia a livello verbale che non verbale. Per prima cosa però è fondamentale svolgere un lavoro su sé stessi, poiché se abbiamo una buona relazione con noi stessi (autostima, sincerità verso sé stesso) riusciamo a relazionarci anche con gli altri senza particolari difficoltà.

Seneca ci insegnava: “Impara a piacere a te stesso. Quello che pensi tu di te stesso è molto più importante di quello che gli altri pensano di te”. Ma vi chiederete cosa significa lavorare su sé stessi e come posso farlo?

Ognuno di noi possiede abilità, stili comportamentali e di pensiero che caratterizzano il nostro essere al mondo. Alcune di queste abilità sono innate, ovvero fanno parte del nostro corredo genetico, mentre altre sono apprese per mezzo delle esperienze vissute durante l’intero arco di vita. Quando parliamo di lavoro personale, intendiamo un percorso strutturato di guida e sostegno per l’individuo, con l’obiettivo di potenziare alcuni degli aspetti individuali che caratterizzano la persona.

Si tratta di un vero e proprio allenamento, come accade nello sport, che richiede costanza, impegno e forza di volontà, in cui l’individuo può essere considerato l’atleta e lo psicologo il coach. Prendiamo ad esempio la comunicazione: essa è un processo di scambio d’informazioni che avviene in un contesto specifico tra due o più persone. 

Ci sono due modi principali per fare questo: le parole e i segnali che arrivano dal nostro corpo. Nel primo caso si parla di comunicazione verbale, che comprende il linguaggio parlato e scritto, mentre il secondo caso viene identificato nella comunicazione non verbale, la quale si riferisce al linguaggio silenzioso (abbigliamento, gesti del corpo, mimica facciale).

Diverse sono le teorie che considerano il linguaggio come un’abilità innata (Chomsky, 1986) e altre, invece, come abilità apprese attraverso l’esperienza (Skinner, 1957), ma non sono qui a farvi una lezione teorica. É importante, però, sapere che all’interno di uno scambio comunicativo, non conta soltanto la condivisione dello stesso codice linguistico, ma anche e soprattutto il significato attribuito al messaggio trasmesso.

Infatti, ogni frase pronunciata può sottintendere diverse intenzioni: ad esempio, una battuta umoristica può comprendere l’intenzione di fare ridere, ma anche di farsi notare o di sedurre l’altra persona. A questo proposito, entra in gioco il sistema paralinguistico, compreso nella comunicazione non verbale, ovvero la tonalità e il timbro della voce, il ritmo del discorso, che possono facilitare l’attribuzione della giusta intenzione legata al messaggio trasmesso. 

L’abilità di parlare in pubblico

Torniamo però al nostro caso specifico: il public speaking. Come già detto in precedenza, l’abilità di parlare in pubblico può essere allenata. Per prima cosa, è importante potenziare aspetti individuali della persona, partendo dalla fiducia in sé stessi, accettare i propri limiti e fare leva sui punti di forza per migliorarsi. In questo contesto, le emozioni giocano un ruolo importante: saperle riconoscere, accettarle per quelle che sono e di conseguenza gestirle in maniera ottimale, è un buon presupposto per un discorso di successo.

L’emozione, infatti, produce cambiamenti nella respirazione, articolazione di linguaggio, che a loro volta determinano in parte i parametri del segnale acustico. In altre parole, la paura può essere causa di una voce bassa, di difficile comprensione, e di un linguaggio del corpo limitato, tutti segni che agli occhi di chi ascolta sono interpretabili con insicurezza dell’oratore. Dunque, trovare il modo di regolare in maniera efficace le proprie emozioni (aumentare o diminuire gli stati emotivi) è una condizione fondamentale per la buona riuscita di un discorso e per tutti gli altri contesti di vita. 

Un percorso personale può essere fondamentale per ottimizzare o prevenire una problematica molto frequente in questo campo: la paura di parlare in pubblico. In ambito psicologico, molto spesso ci si trova ad affrontare questo tipo di problematica, caratterizzata da una sensazione forte di ansia al solo pensiero di dover esporre un discorso di fronte ad un gruppo di persone. Questa situazione è fonte di stress per molte persone e in alcuni casi può arrivare a livelli elevati di stress, tanto da portare allo sviluppo di disagi psicologici.

In genere la terapia classica prevede l’esposizione graduale allo stimolo (Cognitive Behavorial Therapy), associato ad un training di potenziamento delle capacità relazionali (Social skill training) e tecniche di rilassamento. Non è mai facile per la persona attraversare un percorso di questo tipo, perché al solo pensiero di dover essere esposta di fronte ad un pubblico può portarla ad una reazione di chiusura e rifiuto del training. In questo caso può essere di grande aiuto la realtà virtuale.

Oltre al suo grande potenziale riguardo la possibilità di vivere un’esperienza altamente coinvolgente e interattiva, permette proprio di esporre l’individuo alla fonte di stress in un ambiente controllato: sì perché ci si trova a confrontarsi di fronte ad un pubblico virtuale, simulato, ma allo stesso tempo molto vicino alla realtà. Un altro vantaggio è la possibilità di creare situazioni, simulazioni differenti così da potenziare anche la capacità di adattamento della persona; infatti la realtà virtuale permette anche una valutazione del grado di utilizzo del sistema paralinguistico, il cosiddetto linguaggio silenzioso (abbigliamento, gesti del corpo, mimica facciale).

La realtà virtuale nell’arte di parlare in pubblico

Esistono diversi studi che hanno preso in considerazione l’efficacia della realtà virtuale riguardo la paura di parlare in pubblico. Ad esempio sono stati svolti dei protocolli di ricerca per lo studio del comportamento prototipico di un pubblico reale con lo scopo di progettare uno scenario di formazione virtuale per la paura di parlare in pubblico in una cosiddetta CAVE, una stanza virtuale immersiva a forma di cubo (Sandra Poeschl, Nicola Doering, 2012). Questa tecnologia è considerata il futuro in applicazioni del genere e non solo, ma bisogna ricordare che va gestita in maniera ottimale affinché il suo potenziale venga sfruttato al massimo.

Un altro esempio molto recente è un’applicazione chiamata “Ovation” messa a disposizione per Oculus Rift e Vive, la quale offre un simulatore di public speaking e un corollario di strumenti messi a disposizione. Questa tecnologia permette all’utente di vivere un’esperienza altamente personalizzabile, con la possibilità di scegliere il luogo, il tipo di pubblico e gli strumenti da utilizzare (puntatori laser, gesso, microfoni e lavagne).

L’aspetto importante di Ovation, è la messa a disposizione di analisi post simulazione e indicatori oggettivi che offrono dei feedback istantanei (qualità dello sguardo del pubblico, esitazione oratore). Questo è uno dei vantaggi fondamentali dell’utilizzo della realtà virtuale, la quale, oltre a permettere l’allenamento in contesti protetti e realistici, dà la possibilità di ricevere analisi e feedback istantanei. 

Utilizzando la metafora sportiva, vorrei evidenziare le parole di un grande sportivo Kobe Bryant: “Se non credi in te stesso, chi ci crederà?”. Questo vuol dire che è importante essere per prima cosa fan di te stesso, altrimenti sarà difficile che gli altri lo siano. Infatti, se hai fiducia in te stesso, sarai d’ispirazione anche per le altre persone, le quali crederanno in te molto più facilmente. Ricordati sempre, come ho detto all’inizio, che queste abilità vanno allenate quotidianamente con l’impegno, la costanza e la giusta motivazione così da poterle ottimizzare. 

Un esempio è quello che sta facendo Vrainers, con lo scopo di far vivere alla persona un’esperienza altamente immersiva e interattiva in grado di mettere a disposizione un percorso di allenamento sul public speaking costante e dinamico.

Bibliografia

Anolli, L., 2002. Psicologia della comunicazione. Bologna: Il Mulino.

D. P. Pertaub, M. Slater, and C. Barker, 2001. “An experiment on fear of public speaking in virtual reality”, Studies in health technology and informatics, vol. 81, pp. 372-8.

Morganti, F. & Riva, G., 2006. Conoscenza, comunicazione e tecnologia. Aspetti cognitivi della realtà virtuale. Milane: Edizioni Universitarie di lettere Economia e Diritto. 

S. Poeschl and N. Doering,2012. “Virtual training for Fear of Public Speaking — Design of an audience for immersive virtual environments” in Virtual Reality Short Papers and Posters (VRW), 2012 IEEE, pp. 101–102.

Libro – “Realtà virtuale e intelligenza artificiale: rischi e opportunità.”

Parlare in pubblico

Le macchine sono davvero più intelligenti degli esseri umani? Quali sono le capacità propriamente umane su cui dovremmo concentrarci?

L’obiettivo primario è comprendere i vantaggi e gli svantaggi della realtà virtuale e aumentata e alle differenze tra intelligenza umana e intelligenza artificiale. Passando poi ad una riflessione: creatività, l’empatia e l’immaginazione possono essere riprodotti o replicati da un’intelligenza artificiale?

Ti piacerebbe approfondire l’argomento? Questo articolo è stato preso dal nostro libro pubblicato pochi mesi fa! Ti lascio in link qui in basso! A presto!


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