Ormai da tempo si parla del gran numero di cambiamenti che derivano dai nuovi media. Oggi però vorrei partire da una domanda: la tecnologia rappresenta davvero delle opportunità per la comunità o è piuttosto un ostacolo? Un problema fondamentale collegato ad esso è l’adattamento alla continua e rapida evoluzione tecnologica. Infatti, ogni nuovo medium, indipendentemente dal livello culturale del soggetto e dall’accessibilità, produce delle resistenze le quali hanno come diretta conseguenza uno squilibrio. Si parla di “digital divide” (Anzera e Comunello, 2005) per indicare un divario, una divisione digitale. Spostiamoci ora su un ambito specifico, ovvero quello psicologico; il rapporto tra le nuove tecnologie e la psicologia comporta dei rischi e allo stesso tempo numerosi vantaggi. 

Riguardo i rischi possiamo sintetizzarli in 3 punti fondamentali: 

  • Pensare che la tecnologia possa sostituire la figura dello psicologo; 
  • Delega eccessiva alle tecnologie dei compiti dello psicologo; 
  • Non effettuare ricerche sui limiti e risorse dei nuovi media.

Prendiamo ad esempio le nuove tecniche di comunicazione. Oggi sono sempre più diffusi i colloqui via web, che possono creare non poche difficoltà allo psicologo se non adeguatamente strutturati. Infatti, in questo caso quello che viene messo in discussione è un aspetto principale nella storia della psicologia, la relazione. Quest’ultima può risultare più povera rispetto a quella di persona, e andare incontro ad alcune criticità che vanno gestite con professionalità. In primo luogo, la comunicazione non verbale non è sempre accessibile, con il rischio di fraintendimenti. In secondo luogo, è richiesta da parte di entrambi (professionista e paziente) capacità di utilizzo del pc, conoscenza del software e una connessione stabile e veloce (non tutti ne hanno la possibilità). In terzo luogo, c’è la necessità di porre attenzione sulla verifica dell’identità del paziente attraverso sistemi idonei, la tutela della privacy e il tipo di patologia trattata. La tecnologia, d’altra parte, presenta anche moltissimi vantaggi: trasferibilità dell’apprendimento dal virtuale al reale, ambiente controllato, misurazione obiettiva del comportamento, visualizzazione, trattamento personalizzato. L’aspetto fondamentale è che tutti i fattori che intervengono nell’interazione con i nuovi media possono essere controllati e manipolati, garantendo la riproducibilità delle prove (Tarr e Warren, 2002). Detto in parole più semplici, l’individuo, attraverso i nuovi mezzi tecnologici, è in grado di sperimentare un’esperienza altamente immersiva, coinvolgente, intervenendo su quest’ultima con l’obiettivo ultimo di influenzare l’interazione uomo-computer (embodied interaction). Se torniamo all’esempio dei colloqui online, essi presentano dei benefici: permettono di superare le resistenza iniziale e la paura del giudizio tipiche di una relazione faccia-a-faccia. Inoltre, grazie a questo tipo di terapia a distanza, lo psicologo ha la possibilità di dare sostegno anche a persone con mobilità limitata, restrizioni di tempo e difficoltà di accesso ai servizi di salute mentale. A questo punto sorge spontanea una domanda: perché uno psicologo dovrebbe interessarsi alle nuove tecnologie integrandole con i protocolli tradizionali? É fondamentale in questo caso, prendere in considerazione il grande potenziale dei mezzi tecnologici; lo psicologo, grazie ai nuovi media, può rinnovare ed innovare gli strumenti che esso stesso ha a disposizione. Queste nuove tecnologie possono essere un supporto ulteriore per le tecniche psicologiche già validate scientificamente, mettendo il professionista della mente nelle condizioni di rimanere al passo con i cambiamenti rapidi e continui che caratterizzano la società di oggi. Oltre a questo si aggiungono gli altri vantaggi tecnologici sopracitati. La realtà virtuale nello specifico permette di sperimentare un “senso di presenza” anche all’interno di un ambiente simulato. “Il soggetto diventa presente in un corpo virtuale” (Lenggenhager et al., 2007). Proprio come afferma Riva (2008) “un nuovo medium diventa un’affordance, un’opportunità per i suoi utenti, quando è in grado di attuare le proprie intenzioni (presenza) e di comprendere quelle degli altri (presenza sociale)”. Concludendo, si può facilmente intuire che i nuovi media possiedono delle potenzialità enormi che possono trasformarsi in conseguenze positive o negative in base all’uso che se ne fa e da come vengono utilizzate. Questo vale per tutti i campi scientifici e in maniera molto più banale per ogni soggetto che possiede uno strumento tecnologico. Facendo un esempio i social network come Facebook, nati con lo scopo di creare una rete sociale online anche tra persone lontane tra loro, oggi il suo utilizzo è cambiato drasticamente arrivando a condividere aspetti della vita personale che molte volte vanno oltre il rispetto della privacy.

Il mondo VRAINERS è basato su una modalità di progettazione complementare ponendo eguale attenzione agli aspetti grafici, tecnici e psicologici. L’intento del team è quello di permettere all’utente di interagire con la tecnologia favorendo l’apprendimento. Tutto questo attraverso l’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale e realtà virtuale in grado di supportare aziende e privati nell’ottimizzare strategie di apprendimento. In questo modo l’utente sarà in grado di sperimentare un senso di presenza elevato portando ad un coinvolgimento maggiore e ad un aumento della propria consapevolezza. La tecnologia di VRAINERS è così orientata verso linterrealtà, ovvero ad uno scambio continuo di influenza reciproca tra dimensione reale e virtuale. Tutto ciò seguito sempre da percorsi di ottimizzazione costruiti ad hoc per la persona insieme ad esperti di psicologia in ottica di ottimizzazione delle proprie capacità e di crescita personale, con conseguente miglioramento della qualità di vita e benessere della persona. Grazie a questo sistema integrato VRAINERS mette in evidenza i vantaggi di un buon uso della tecnologia, garantendo agli utenti trasparenza, ma allo stesso tempo sicurezza, oltre che innovazione e crescita personale. 

Vorrei concludere questo breve articolo con una frase di un celebre ricercatore e scrittore Stefano Nasetti: “Il problema non è la tecnologia, ma l’uso che se ne fa. Ogni cosa comporta dei rischi, l’importante è esserne consapevoli e valutare se il prezzo che paghiamo (meno privacy) è adeguato a quanto riceviamo in cambio.” 

Bibliografia:

Riva G. (2012), Psicologia dei nuovi media, il Mulino, Bologna.

Villani D., Grassi A., Riva G.(2011), Tecnologie Emotive: nuovi media per migliorare la qualità della vita e ridurre lo stress, Edizioni Universitarie di lettere Economia Diritto, Milano. 

Villani D., Riva G., Gaggioli A., Positive Technologies for enhancing wellbeing: intervention proposal 2015.

Botella C, Riva G, Gaggioli A, et al. The present and future of positive technologies. CyberPsychology, Behavior, and So- cial Networking 2012; 1:78–84

Autore articolo: 

Francesco Palazzo

Laureato in scienze e tecniche psicologiche presso l’Università degli studi L’Aquila. Specializzato in Psicologia del Benessere: empowerment, riabilitazione e tecnologie positive, presso L’Università Cattolica del Sacro Cuore sede di Milano. Master in Psicologia dello sport. Specializzato sull’utilizzo delle Tecnologie Positive applicato ai diversi ambiti psicologici, conducendo uno studio sperimentale sul potenziamento cognitivo e del gesto tecnico-motorio su giovani tennisti agonisti tramite un training integrato di allenamento mentale e realtà virtuale. 

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