Vi è mai capitato, prima di dover parlare di fronte ad un pubblico, di provare quella sensazione di non sentirsi all’altezza? Questa è una delle paure più frequenti riguardo al tema del public speaking. Il vero problema è che questo sentimento di inadeguatezza molto spesso non lo proviamo le ore precedenti alla performance, ma anche giorni, settimane prima e al solo pensiero di dover svolgere quell’azione. Ovviamente ci sono molti di noi che riescono a gestire questa sensazione e affrontare al meglio il discorso, mentre c’è chi invece di far fronte alla situazione si preoccupa solo di evitare questo tipo di prestazioni complesse in modo da non sentirsi più in difetto. Quest’ultimo comportamento, però, non fa altro che alimentare questa nostra paura e abbassare i nostri livelli di autostima. 

La sensazione di non sentirsi all’altezza è strettamente collegata ad un costrutto introdotto molti anni fa dallo psicologo Albert Bandura, “l’autoefficacia” o “self-efficacy”, ovvero la consapevolezza di ognuno di noi di essere capace ad affrontare le sfide della vita, determinate attività e situazioni. In altre parole, si riferisce alla percezione che abbiamo di noi stessi nel saper fare: “sapere di saper fare”. Per farvi capire meglio, persone con autoefficacia generalmente tendono ad evitare attività impegnative, hanno basse aspirazioni e nei momenti critici tendono a focalizzarsi sugli esiti negativi e sui propri punti di debolezza. Persone con alta autoefficacia, invece, tutto il contrario: ambizione elevata, tendenza al successo e raggiungere i propri scopi, ricerca di compiti impegnativi per mettere alla prova le proprie abilità. Come potete bene capire la mia autovalutazione delle mie abilità, ci rimanda immediatamente all’autostima, ma a differenza di quest’ultima la prima è altamente dinamica; Certo è che entrambe si influenzano a vicenda, e l’autoefficacia percepita dipende da fattori che possono cambiare velocemente la nostra autovalutazione: innanzitutto l’esperienza positive precedenti favoriscono l’aumento di sensazione. La persuasione sociale, ovvero un buon giudizio delle persone per noi significative contribuisce ad innalzare l’autoefficacia. Allo stesso modo, l’esperienza positiva di persone che per noi sono modelli è un ottimo mezzo. Infine il nostro stato emotivo percepito in quel momento e la nostra capacità di ricordare immagini positive nella nostra mente sono un ottimo contributo per migliorare i nostri livelli di autoefficacia. A questo punto è bene domandarci: visto che questo costrutto è così dinamico, si può sviluppare e in quale modo? 

Per incrementare l’autoefficacia si possono utilizzare diversi metodologie, le quali hanno in comune un procedimento graduale formato da 4 step: 

  • la persuasione, o meglio la voglia di migliorarsi attraverso l’acquisizione di informazioni, accettando e mettendo in discussione i propri punti di debolezza. 
  • L’imitazione di un modello che ha raggiunto dei successi, analizzando il proprio percorso con tutte le difficoltà superate, aspetti negativi e positivi. 
  • L’esecuzione dell’azione: mettersi in gioco, alla prova è la cosa migliore che si possa fare per diventare consapevoli delle proprie abilità. 
  • Il monitoraggio dell’azione: in altre parole controllo il mio percorso, ciò che mi sta succedendo e il raggiungimento degli obiettivi, così da poter eventualmente rimodellare le mie finalità e gli strumenti per arrivare al successo. 

Autoefficacia e performance sono collegate, perché si influenzano a vicenda: la prima contribuisce al raggiungimento del successo o dell’insuccesso, mentre la seconda regola la valutazione che ognuno di noi da sulle proprie abilità in base all’andamento della prestazione. Nel nostro caso del public speaking risulta molto efficace l’utilizzo della realtà virtuale: la duttilità e la possibilità di creare e cambiare ambientazioni di vario genere fanno si che il training virtuale diventi una sorta di role-playing, ovvero un “gioco di ruoli” che ha lo scopo di far sperimentare alla persona situazioni specifiche in contesti e ruoli differenti come se fossero attori di teatro. Infatti, persone che hanno difficoltà a rapportarsi con un pubblico di fronte a loro, hanno la possibilità di farlo in una situazione controllata e sicura, imparando gradualmente nuove tecniche di adattamento, autocontrollo e gestione delle emozioni. Lo scopo principale di questo tipo di training, è quello di aumentare consapevolezza, autostima, autoefficacia, così da migliorare le proprie abilità comunicative. Un esempio di tutto quello appena detto è il progetto del Team Vrainers, che permette alla persona di immergersi in un mondo virtuale, dentro alla quale poter allenarsi infinite volte, in base alle esigenze personali e anche da casa senza dover per forza andare in posti specifici. 

Bibliografia 

Bandura A., “Self-efficacy,” in Encyclopedia of Human Behavior, V. S. Ramchaudran, Ed., vol. 4, pp. 71–81, Academic Press, New York, NY, USA, 1994.

Bandura A., Autoefficacia: teoria e applicazioni (1997, ed. it. 2000b) , Erickson Ed. 

Poeschl, S., Doering, N.: Virtual training for fear of public speaking–design of an audience for immersive virtual environments. In: Virtual Reality Short Papers and Posters (VRW), pp. 101–102. IEEE (2012)

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