Il lockdown dovuto alla diffusione rapida del Coronavirus ha avuto e continua ad avere un impatto notevole riguardo diversi aspetti della nostra esistenza. Se da una parte ci ha permesso di passare più tempo con i nostri famigliari, riscoprire valori andati perduti, dedicarci maggiormente ai nostri hobby e passioni, dall’altra è diventato fonte di stress psicologico, mettendo in discussione la nostra identità e le nostre capacità di gestione delle emozioni. Inoltre l’emergenza sanitaria ha costretto le persone a vedersi soltanto tramite lo schermo di uno smartphone o un PC, ha rivoluzionato le nostre abitudini in termini di tempo e spazio, portando ad uno sconvolgimento del nostro mondo sociale e personale.

A mio avviso ciò che ha subito maggiormente l’influenza della pandemia è la relazione interpersonale. Ma cos’è realmente una relazione? In generale si può dire che essa esprima un legame tra due o più persone, ma anche un vincolo reciproco in quanto abbiamo sempre a che fare con le persone, rappresentando un aspetto fondamentale della nostra vita. Però bisogna anche dire che ognuno di noi adotta un’interpretazione personale riguardo la relazione, dandole una definizione e un valore soggettivo. Questo dipende dalla persona con cui entriamo in contatto, dal contesto e dalle tempistiche del rapporto. Parlare di relazioni ci rimanda in automatico al concetto di comunicazione. Noi parliamo di comunicazione come se fosse così facile e intuitivo capire di cosa stiamo parlando, ma in realtà esso è un processo molto complesso che coinvolge molte funzioni psicologiche e sociali a loro volta complesse. Questo procedimento si può definire come “uno scambio interattivo osservabile tra due o più partecipanti, dotato di intenzionalità reciproca e di un certo livello di consapevolezza” (Anolli, 2003). All’interno del processo comunicativo assume importanza l’interpretazione del messaggio tra gli interlocutori. Si parla di intenzione-in-azione (Ciceri, 2001) secondo cui l’efficacia dell’interazione dipende dal significato derivante dalla reciproca interpretazione a livello intenzionale. In altre parole la comunicazione prevede un comunicante e un ricevente, i cui ruoli sono interscambiabili, che mettono in atto dinamiche intenzionali, reciproche e consapevoli. Quindi come possiamo mantenere i nostri rapporti, le nostre comunicazioni senza la possibilità di vederci? In questo periodo di profonda crisi la tecnologia si è confermata ancora una volta, come negli ultimi anni, un aiuto concreto e fondamentale per affrontare le complesse situazioni che ci troviamo a vivere. La domanda sorge dunque spontanea: <<in quale modo la tecnologia ci supporta durante l’emergenza Covid-19?>>. In primo luogo il vantaggio più evidente è quello di permettere alle persone, alle organizzazioni e alla società di mantenere la loro rete sociale anche se con modalità diverse, attraverso l’utilizzo di piattaforme di comunicazione come Skype, Zoom, WhatsApp, ecc.. Questo certamente non sostituisce la relazione diretta, ma risulta essere un buon compromesso dal punto di vista sociale. In questo senso si parla di comunicazione mediata come quelle “forma di comunicazione tra due persone attraverso uno strumento tecnologico, il quale effettua un’elaborazione digitale dell’informazione” (Riva, 2012). In riferimento all’interazione dell’uomo con la tecnologia, Anolli afferma che “ogni soggetto sceglie se essere comunicante o meno, ma può scegliere se e in che modo comunicare” (Anolli, 2002). In questo senso i media rappresentano dei dispositivi di mediazione, facilitando il processo di comunicazione attraverso una percezione indiretta dell’altro (mediata). In secondo luogo l’utilizzo di una tecnologia innovativa, la Realtà Virtuale (VR), può risultare un aiuto concreto e fondamentale per affrontare questa situazione complessa. Essa viene utilizzata ormai da anni nell’ambito psicologico, in particolare nel contesto clinico, educativo, sportivo e sociale, con risultati davvero ottimi e promettenti per il futuro. La VR è una tecnologia che, grazie ad un visore, consente l’immersione in ambientazioni virtuali altamente realistiche, caratterizzate da coinvolgimento, interazione e partecipazione, all’interno delle quali l’utente diventa attivo creatore della propria esperienza. Oggi sono tantissimi i video a 360° che girano sul web (you tube, Facebook) i quali permettono dei viaggi virtuali nei posti più inaspettati. Con la realtà virtuale possiamo allenare la nostra mente, potenziare le nostre skills, attraverso dei training personalizzati per ognuno di noi.

Quello che fa la differenza però, non è soltanto la tecnologia così com’è intesa: infatti, risulta estremamente importante il modo in cui si progetta e organizza un percorso di allenamento mentale integrato da un medium tecnologico. Questo è proprio ciò che vuole fare VRAINERS: infatti, oltre a proporre contenuti interattivi, il nostro team si pone l’obiettivo principale di creare metodi di apprendimento innovativi, dinamici e personalizzati. VRAINERS permette di dare vita ad un training all’avanguardia centrato sulla persona, dove l’aspetto vincente è il connubio tra tecnologia e allenamento mentale. Grazie a questo possiamo ricominciare a vivere quegli spazi della nostra vita quotidiana e recuperare il senso di comunità scomparsi durante il periodo di quarantena. Le tecnologie oggi hanno portato a risultati straordinari in altri campi, anche al di fuori di quello psicologico, ma, nonostante i numerosi vantaggi, bisogna fare attenzione all’uso che se ne fa e alla modalità. Da una parte va posta un’attenzione particolare alle dinamiche tipiche dell’uso di un medium, le quali possono trasformare i nuovi media in opportunità. In caso contrario, l’innovazione tecnologica può diventare non soltanto un ostacolo, ma un nemico difficile da gestire. Concludendo, mi verrebbe da definire la tecnologia come una bomba pronta ad esplodere: se viene utilizzata dalle persone giuste, competenti e con modalità adeguate si è in grado di gestirla ed evitare che esploda, ovvero che porti a conseguenze irreparabili.

Sitografia

Riva G.(2020), Tecnologie Positive: Come usare la tecnologia per superare il disagio psicologico del Coronavirus.

Licini (2017), La relazione in psicologia.

Villani D., Riva G., Gaggioli A., Positive Technologies for enhancing wellbeing: intervention proposal 2015.

Riva G. (2012), Psicologia dei nuovi media, il Mulino, Bologna.

Autore

Laureato in scienze e tecniche psicologiche presso l’Università degli studi L’Aquila. Specializzato in Psicologia del Benessere: empowerment, riabilitazione e tecnologie positive, presso L’Università Cattolica del Sacro Cuore sede di Milano. Master in Psicologia dello sport. Specializzato sull’utilizzo delle Tecnologie Positive applicato ai diversi ambiti psicologici, conducendo uno studio sperimentale sul potenziamento cognitivo e del gesto tecnico-motorio su giovani tennisti agonisti tramite un training integrato di allenamento mentale e realtà virtuale.

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